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01/12/2017 - N.

COLDIRETTI-RE STOCCO, PER L’OLIO MARCHE ARRIVA LA FILIERA 2.0

Creare una filiera 2.0 dell’olio marchigiano, capace di intercettare l’aumento mondiale dei consumi e la stessa domanda di prodotto regionale che nei primi sei mesi del 2017 ha visto un aumento delle esportazioni del 28%. E’ il messaggio lanciato dall’incontro organizzato ad Ancona dall'Ordine Cultori della Cucina di Mare "Re Stocco" e da Coldiretti Marche, in collaborazione con l'Associazione Produttori Olivicoli Marche (Aprol) e il sostegno della Camera di Commercio di Ancona. Un’iniziativa promossa nell’ambito della cena del decennale di Re Stocco, presentata da Bernardo Marinelli. “Se fino ad oggi la caratteristica principale del settore regionale è stata quella del ‘poco ma buono’, la filiera punta ora ad un incremento delle superfici coltivate e ad una maggiore presenza sul mercato, valorizzando i suoi punti di forza che sono qualità e crescita dei monovarietali” ha spiegato il presidente di Coldiretti Marche, Tommaso Di Sante. Un punto di partenza può essere quello dell’Igp Marche, il riconoscimento comunitario appena ottenuto, di cui ha parlato il presidente del Consorzio Luigi Pomponi. Il tutto abbinato a una modernizzazione tecnologica del settore che veda l’industria marchigiana al fianco dei produttori, come sottolineato da Beniamino Tripodi del Gruppo Pieralisi, che ha presentato il protoreattore, il nuovo e innovativo brevetto per la lavorazione delle olive. Ma per ottenere i risultati attesi occorre anche che l’olio marchigiano sia difeso dalle frodi, al centro dell’intervento del comandante dei Nas Marche, Sandro Sborgia. Frodi che vanno da quelle che spacciano per extravergine prodotti magari ottenuti con la clorofilla al mancato rispetto della legge sull’olio in bar e ristoranti, dove è fuorilegge un’oliera su quattro, sprovvista di tappo antirabocco che impedisce di riempirla con prodotto diverso da quello originale. E se il prezzo è sotto i 7 euro, difficilmente si tratta di prodotto marchigiano, soprattutto in un’annata che ha visto la raccolta in leggero aumento rispetto al terribile 2016 ma ancora sotto la media, nonostante una qualità eccezionale. Gli oltre 25mila quintali di olio prodotto rappresentano la somma di diverse situazioni, dai 10mila quintali di Ascoli Piceno ai 5mila di Fermo, dai 4mila quintali di Ancona ai quasi5mila quintali di Macerata, fino ai circa mille quintali di Pesaro Urbino, la provincia dove la siccità ha però causato meno danni. Ai lavori hanno preso parte anche il direttore di Unaprol, Pietro Sandali, il presidente di Aprol Marche, Pierluca Federici, il Preside della Facoltà di Agraria dell’Unievrsità Politecnica delle Marche, Natale Frega, e il direttore della Coldiretti Marche, Enzo Bottos.

I numeri dell'Olio Marche
Il settore olivicolo Nelle Marche conta 22mila aziende su una superficie di circa 10mila ettari di oliveti, con 160 frantoi attivi. Per quanto riguarda il biologico, la aziende sono 1.000, per una superficie di circa 1.600 ettari. Il valore della produzione olivicola marchigiana è di 25 milioni di euro (2015), mentre quello dell’export ammonta a 2,4 milioni di euro (dato 2016). Le Marche vantano anche due Dop e una Igp nel settore olivicolo (Olio di Cartoceto Dop e Oliva Ascolana del Piceno Dop, e l'Igp Marche appena ottenuta).

La borsa di studio Brunetti per la tesi sulle olive
Mattia Carosi, 26 anni da Castignano (Ascoli), è il vincitore della borsa di studio intitolata alla memoria di Francesco Brunetti. Il riconoscimento è stato conferito durante la conviviale post convegno, che si è tenuta al ristorante Passetto, per festeggiare il decennale di Re Stocco. Carosi, neolaureato in scienze e tecnologie alimentari alla Politecnica delle Marche, ha presentato una tesi sulla coltivazione dell'oliva nelle Marche e sui processi produttivi delle olive da tavola. "La mia tesi – spiega è stata svolta all'interno del dipartimento di Tecnologie Alimentari dell'Università Politecnica delle Marche: è un'analisi di studio delle olive da tavola e sulle tecniche di deamarizzazione, processo produttivo fondamentale per ottenere le olive che poi troviamo al bar o al supermercato. Questo processo può essere svolto sia chimicamente con soluzione sodica, oppure in maniera biologica attraverso fermentazioni guidate da batteri lattici. Sono molto contento, non me l'aspettavo, per me è un grande onore ma soprattutto un piacere ricevere questo premio importante". A presiedere la giuria c'era anche Natale Frega, docente di Scienze e tecnologie alimentari alla Facoltà di Agraria della Politecnica. "Tra tante tesi di alto livello – ha detto - la giuria è stata unanime nell'indicare quella di Mattia che è riuscito a cogliere un tema centrale: la qualità dipende dalla materia prima ma anche dal sistema tecnologico. Non basta avere un ottimo prodotto se poi lo si lavora male. La ricerca scientifica è alla base dello sviluppo di un popolo".